Viaggio ConCorde

- Medley: Estate, Senza fine, Alle prese con una verde milonga
- Non scordar la memoria
Nicola Puglielli viene dal jazz, come i suoi due compagni Gerardo Bartoncini al contrabbasso e Armando Sciommeri alla batteria. E come molti altri musicisti, anche loro hanno fatto consapevolmente rotta verso altri lidi. L’immagine del viaggio, già presente nel titolo del disco, Viaggio ConCorde (III Millennio), richiama le geografie dilatate, la metafora del percorso nello spazio e nel tempo, della musica e della vita che le sta intorno. Difficilmente si potrebbe contestare l’etnomusicologo Paul Zumthor, quando asserisce che l’unica esperienza artistica condivisa, seppure inconsciamente, a livello planetario, è il jazz. E’ lecito domandarsi se questa ormai partecipata qualità possa, e debba, essere estesa, oggi, a tutti i mille rivoli della musica – e della cultura – di radice afro-latino-americana. L’immaginario collettivo lo testimonia. In questa corrente scorre il variopinto groviglio di ritmi e suoni del trio, che spaziano dalla sensualità carismatica del tango di Astor Piazzolla alla vena inesauribile, come i fiumi brasiliani, di Antònio Carlos Jobim, alla rivisitazione di alcuni grandi brani italiani, e l’omaggio al jazz europeo, che Django Reinhardt di certo avrebbe apprezzato. Nel cd del trio romano sono presenti eco italiane, l’influenza che la musica della penisola ha avuto su altri paesi, ai mandolini e alle chitarre con le buche a effe che varcavano l’oceano, alle botteghe di barbiere uguali a Catania e a San Paolo del Brasile, a Buenos Aires e a Brooklyn, come pure, ancora oggi, botteghe di liuteria che sfiorano il secolo di storia e memoria. Osservare questa tavolozza può ricondurci verso un viaggio, richiamato perfino nel titolo, che evoca, in uno sfaccettato e multiallusivo gioco di parole, quel grande aereo, il Concorde, finito in pensione prima delle previsioni il tempo vola anche lui. Con eclettismo non narcisistico, Puglielli mentre suona sembra voler far capire che storia c’è dietro, attingendo alla tradizione chitarristica e all’estemporaneità dell’improvvisazione. Si pone come consapevole attualizzazione della ricerca di equilibrio, tra la chitarra classica e il fraseggio jazz. Rispetto al primo cd, In the Middle, del 1999, sempra proprio che si sia ampliato l’angolo sonoro. Non passa inosservato l’impegno dei tre musicisti e dei loro ospiti, Elvio Ghigliordini al flauto, e al violoncello Adriano Ancarani, dove viene esaltata una visione artistica, che non sarebbe fuori luogo definire anche etica e contenutistico-letteraria di qualità. Oltre la vena compositiva emerge la purezza del suono che trascina l’insieme, ed è esplicita la ricerca dellíessenza nelle composizioni e nelle improvvisazioni. L’idea degli anni ‘60, del sogno che va e viene dal Sudamerica e che fa parte della nostra biografia, oggi più consapevole che allora, è un’idea che vola – a proposito di viaggi su sonorità tropicali. Non scordare la memoria, composta dal bandleader, è pervasa da un’atmosfera evocativa e carica d’affetto per il non dimenticato sassofonista romano Massimo Urbani, amico e ispiratore di Nicola Puglielli; vi si può riconoscere una delicata ma determinata allusione alla musica come luogo della memoria e distimolo. (Raffaele Bella, ALIAS N.8 – 26 febbraio 2005)
- Passarim
- Viaggio ConCorde
- Medley: Estate, Senza fine, Alle prese con una verde milonga
- Sbrigati!
- Il nostro concerto
- Retrograd
- Oblivion
- Non scordar la memoria (a Massimo Urbani)
Nicola Puglielli, chitarra acustica
Gerardo Bartoccini, contrabbasso
Armando Sciommeri, batteria
Elvio Ghigliordini, flauto
Adriano Ancarani, violoncello
08 lug 2007 admin